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Vendemmia 2016 al via, ottime le basi spumante. Per il vino italiano la sfida è “fare valore” nel mondo

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La vendemmia 2016 è partita sotto i migliori auspici, dopo una primavera difficile fronteggiata con maestrìa dai vitivinicoltori italiani. Secondo le previsioni l’Italia si appresta a battere ancora la Francia in quantità: le stime degli esperti parlano di un +5% in volumi sui 47,5 milioni di ettolitri prodotti dal Belpaese nel 2015, anno dello storico sorpasso. Se è prematuro fare delle stime scientifiche, il 2016 potrebbe essere un anno magico per le bollicine, Metodo Classico e Metodo Martinotti, e le uve bianche che promettono, per via delle escursioni termiche più accentuate tra giorno e notte, grandi profumi. Fra le rosse promettono bene Nebbiolo, uva madre del Barolo, Pinot nero e anche la Croatina, uva da cui nasce il Bonarda.

WhatsApp Image 2016-08-11 at 10.34.52In Lombardia lo scenario sul fronte delle quantità è in controtendenza nazionale: se in Puglia si attende un +15% , i lombardi vanno incontro a un calo generale del 10-15% con qualche eccezione. Proprio in Franciacorta, 3.000 ettari di vigneti, è iniziata dal primo grappolo di Chardonnay la nuova vendemmia che sta entrando nel vivo anche in Oltrepò Pavese, patria italiana del Pinot nero con 3.000 ettari dedicati alla varietà su un territorio a vigneto da 13.500 ettari. Le prime a essere vendemmiate in tutta Italia saranno le uve base spumante, poi si passerà alle uve bianche e infine sarà la volta della vendemmia delle uve rosse, che si protrarrà sino a fine ottobre. La fatica dei vitivinicoltori italiani nel 2016 sarà destinata per il 40% all’eccellenza (i 332 vini Doc e i 73 Docg), mentre il restante 60% sarà suddiviso fra Igt (Indicazione geografica tipica) e vino da tavola.

Il punto dolente? Si produce tanto ma a causa dei mille campanili e di un sistema impresa ancora molto frastagliato si realizza ancora troppo poco: nel 2015 Nomisma racconta che l’Italia ha esportato 20 milioni di ettolitri per 5,5 miliardi di euro. Nello stesso periodo la Francia ha esportato 14,1 milioni di ettolitri per un valore di ben 8,3 miliardi di euro. La sfida è produrre il giusto ma anche saper fare “brand” e “territorio” nel mondo, lavorando in particolare sui vitigni autoctoni che danno identità e argomenti vincenti, meglio se uniti alle certificazioni volontarie, a partire dal biologico che in alcuni Paesi, in particolare gli Usa, traina l’export italiano.

In merito a qualità, certificazioni e controlli la vendemmia 2016 iniziata in questi giorni sarà contraddistinta, per la prima volta in Italia e in Europa, dall’utilizzo del registro vitivinicolo dematerializzato che diventerà obbligatorio dal gennaio del 2017: la sfida è semplificare, rendere più competitivo il settore e tutelare i produttori onesti e i consumatori con una nuova banca dati on line che renderà le cantine italiane ancora più trasparenti.

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Carlo Casavecchia

Per una prima stima qualitativa della vendemmia in corso ci si può affidare alla lettura di Carlo Casavecchia, uno dei più stimati enologi d’Italia. Nato ad Alba nel 1962 e laureato nel 1982 in Enologia con massima votazione, Casavecchia vanta un folto curriculum. Oltre ad aver ricoperto importanti incarichi in primarie aziende vitivinicole italiane, ha a lungo collaborato con Giacomo Tachis, ritenuto da molti il più noto enologo italiano, insieme al quale ha portato l’enologia di livello in numerose regioni, creando vini di elevato profilo, identità e qualità. Oggi Casavecchia concentra in Oltrepò Pavese la sua attività professionale, dove è concentrato in questi giorni nella vendemmia delle basi spumante.

Lo abbiamo raggiunto alla Ballabio di Casteggio per i primi commenti mentre è in corso la raccolta: “Abbiamo un’uva con un perfetto equilibrio tra zuccheri e acidità. Hanno aiutato – spiega – questi ultimi quindici giorni in cui le giornate calde si sono alternate a notti fresche. Il clima ha così consentito una maturazione regolare, con la piena conservazione del patrimonio acido. Il colore dell’uva risulta omogeneo, con quelle condizioni di vellutato che testimonia la sanità degli acini”. Ottime le previsioni, in generale, per uve bianche e uve rosse: “Le escursioni termiche di quest’estate sono state molto positive per le bianche e così pure per la maturazione fenolica delle rosse. Il freddo notturno ha rallentato la maturazione, dando tempo ai polifenoli di progredire insieme al tenore zuccherino. In Oltrepò, di base, abbiamo avuto 7/8 giorni di ritardo della maturazione ma non è stato un male, poiché in questo modo tutte le sostanze del grappolo sono progredite in modo equilibrato”. Ci si aspettano, in sintesi, vini capaci di esprimere eleganza, finezza, profumi e vivacità legata all’acidità malica riscontrata.