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“Oltrepò, Vini d’Autore” quinta serata al Feudo Nico

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Una serata speciale di «Oltrepò, vini d’autore» al Feudo Nico di Mornico Losana, una finestra sulle colline del vino e del gusto, a cura di Mabedo. A creare il clima giusto sono stati cucina e accoglienza della famiglia Madama, che ha salutato il pubblico con un calice del suo Metodo Classico, per poi lasciare spazio alle cantine protagoniste della serata-racconto: Monsupello di Torricella Verzate e Conte Vistarino di Rocca de’ Giorgi, due star sul panorama della valorizzazione del Pinot nero dell’Oltrepò Pavese nella versione rosso e spumante classico. Al tavolo del ristorante, insieme al pubblico preparato e attento, hanno preso posto i produttori: presenti per Monsupello Carla, Pierangelo e Laura Boatti, accompagnati dal direttore Marco Bertelegni; presenti per Conte Vistarino Guido Vivarelli Colonna, marito di Ottavia Giorgi di Vistarino, e il direttore Tommaso Bucci, la cui consorte si è prestata come aiuto ai fornelli per impreziosire la serata con un menu che ha celebrato la tradizione culinaria umbra e toscana in abbinamento a importanti etichette dell’Oltrepò Pavese. Ai tavoli anche Francesco Cervetti, consulente dell’azienda Il Feudo Nico e decano degli enologi del territorio prima a Le Fracce poi a La Versa e Ballabio, il coordinatore dell’Enoteca Regionale della Lombardia di Cassino Po, Carlo Torretta, Emanuele Bottiroli, direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Filippo Quaglini, in rappresentanza di Mabedo, e Giuliano Pozzi, ex presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e profondo conoscitore del territorio, della sua vocazione e della sua storia.

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Gli abbinamenti sono stati curati da Francesco Beghi, degustatore e firma del Gambero Rosso, e hanno saputo emozionare e raccontare la storia di un terroir unico in Italia: 13.500 ettari di vigneti, da cui nasce il 62% del vino di Lombardia, e una tradizione millenaria legata in particolare ai 3.000 ettari di Pinot nero (cloni da vino e cloni da spumante) che fanno dell’Oltrepò la prima zona in Italia dedita alla coltivazione qualitativa di questa varietà. Sono stati serviti dallo staff, coordinato dal giovane e dinamico Massimo Madama, una serie di vini da ricordare: il Metodo Classico “Nature” di Monsupello, il Pinot nero vinificato in bianco “Saint Valier” di Conte Vistarino, il Pinot nero in rosso “Pernice” di Conte Vistarino, il Metodo Classico “Rosé” di Monsupello e per finire il Moscato “Albadoro” del Feudo Nico.unnamed (10)unnamed (22)unnamed (5)unnamed (16)

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L’occasione della cena-racconto è servita per raccontare al pubblico due storie importanti di aziende agricole storiche e d’imprenditori concentrati nel proiettarle nel futuro. L’azienda agricola Monsupello è nasta nel 1893, quando la famiglia Boatti in località Cà del Tava nel comune di Oliva Gessi già si dedica alla cura di propri vigneti. Nel 1914 i Boatti acquistano a pochi chilometri di distanza, un altro fondo detto “Podere La Borla” nel comune di Torricella Verzate. Qui costituiscono la cantina, quella stessa che oggi è stata potenziata e ammodernata per la vinificazione delle uve dei poderi originari e di quelli via via acquistati. Nel 1959, Carlo Boatti, imprime all’azienda un ulteriore sviluppo, la rimoderna acquisendo nuovi terreni nei comuni di Casteggio, Redavalle, Pietra de’ Giorgi, ridisegna la struttura varietale con l’introduzione di nuovi vitigni, attua nuove strutture di cantina, realizza un moderno impianto di vinificazione, imbottigliamento e stoccaggio dei vini.
Oggi la Monsupello è gestita dagli eredi di Carlo, la moglie Carla e i figli Pierangelo e Laura Boatti, affiancati da un preparato staff tecnico in vigneto e cantina coordinato dall’enologo Marco Bertelegni. I 50 ettari di vigneti di proprietà, coltivati per avere basse rese di uva ad ettaro, la vendemmia manuale esclusivamente in cassetta, le rese uva/vino inferiori al 55% sono l’impegno che l’azienda si pone per presentare vini strutturati ed armonici che possano dare al consumatore delle emozioni. L’azienda è in continua evoluzione secondo le attuali esigenze di mercato e ben determinata a proseguire il cammino di Carlo Boatti, basato su obiettivi qualitativi che l’hanno portata nel tempo ai vertici dell’enologia italiana, con numerosi riconoscimenti dalle varie guide nazionali e internazionali. La punta della piramide qualitativa aziendale è rappresentata dagli spumanti Metodo Classico: Nature, Brut, Millesimato, Rosé e la riserva Ca’ del Tava.

La serata al Feudo Nico ha acceso l’attenzione anche sulla storia della più grande privata singola dell’Oltrepò Pavese: Conte Vistarino. Proprietaria dalla metà del XV secolo di un’ampia tenuta agricola nel comune di Rocca de’ Giorgi, famiglia Giorgi di Vistarino ha contribuito a definire, nel tempo, l’intimo legame tra viticoltura e terroir all’interno di un’oasi incontaminata di grande interesse paesaggistico e faunistico. Da Augusto Carlo Giorgi di Vistarino, che per primo – alla fine dell’800 – avviò in Oltrepo la coltivazione del Pinot nero, ai successori Ottaviano e Carlo, sino ad arrivare all’attuale generazione rappresentata da Ottavia Giorgi di Vistarino, continua a rimanere identica la volontà di perseguire la qualità attraverso la creazione di vini autentici ed eleganti, fedele espressione del territorio da cui hanno origine. La proprietà si estende per oltre 826 ettari dei quali 200 vitati, tutti iscritti all’albo della Doc Oltrepò Pavese e coltivati a Pinot nero, Riesling Renano, Pinot Grigio, Moscato, Croatina e Barbera. L’azienda è però concentrata soprattutto sul racconto e la valorizzazione del Pinot nero, in rosso e Metodo Classico. Non è un caso se oltre allo storico “Pernice”, degustato al Feudo Nico, Conte Vistarino abbia dedicato altre due etichette di Pinot nero in rosso di grande pregio ai suoi cru “Bertone” e “Tavernetto”.

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Tanti i cenni storici e le emozioni nel corso di una cena-racconto che ha dato all’Oltrepò un’iniezione di energia, per guardare al futuro con entusiasmo e lungimiranza.